Colica renale e idratazione

Colica renale?…..”beva, beva!!!”
Chissà mai perché, in era di Internet, certe abitudini purtroppo continuano ad essere tramandate per via orale e sono difficili da sradicare.
Tra queste la gestione della colica renale ed i suggerimenti dati ai pazienti sul come comportarsi una volta ritornati a casa dopo l’accesso al Pronto Soccorso.

Una volta formulata la diagnosi, la terapia somministrata, oltre all’antidolorifico puro, nella maggioranza dei casi prevede un antispastico, da anni scomparso da qualsiasi linea guida, perché del tutto inutile.
La cosa più inquietante ed inspiegabile è che i pazienti, una volta dimessi, vengono invitati a mantenere un abbondante idratazione. (Beva almeno due litri di acqua al giorno!!) Purtroppo ciò accade indipendentemente dalla identificazione delle dimensioni del calcolo che, nella stragrande maggioranza dei casi, è stato responsabile della sintomatologia dolorosa.
Indipendentemente da ciò, in fase acuta, l’unica cosa che non deve fare il paziente è quella di bere molto. A parte la difficoltà di assumere liquidi con nausea e spesso vomito, (la selezione della specie, in centinaia di migliaia di anni, ha portato a questo, con l’ovvio obiettivo di disidratare il soggetto e ridurre la sintomatologia dolorosa) sovraccaricare una via escretrice ostruita è, in fase acuta, un errore concettuale.

Un corretto comportamento è quello di spiegare al paziente che l’obiettivo fondamentale resta quello di controllare innanzitutto la sintomatologia con caldo, riposo, antidolorifici al bisogno quindi, una volta identificate dimensioni, sede del calcolo ed ipotizzata una possibile espulsione spontanea, può essere ragionevole suggerire al malato una terapia con farmaci alfa litici, calcio antagonisti, una normale idratazione e la ripresa di attività fisica.

Quanto sopra tuttavia può essere proposto lontano dalla fase acuta e con la precisazione al paziente che il carico idrico, potrebbe essere causa di una nuova colica.
La abbondante idratazione ha un senso quando il paziente è libero da calcoli in modo da diluire i soluti nelle urine ed evitare la precipitazione della componente salina che, nei soggetti predisposti, può indurre la formazione di un calcolo.