Come ti curo la prostata… dalle erbe alla chirurgia. Il caso del Sig. Rossi

Come ti curo la prostata… dalle erbe alla chirurgia. Il caso del Sig. Rossi

di Angelo Naselli

 

CAPITOLO 1 La terapia medica

Eh si, la “prostata” è un bel problema. Soprattutto quando ci costringe a cercare un bagno in giro, specialmente nel nostro bel paese dove le latrine pubbliche non sono molto diffuse e spesso neanche pulite. Insomma, non si può neanche morire di caffè presi al bar chiedendo, a volte con un po’ di vergogna: “scusi? dov’è il bagno”. Lasciamo stare poi il fastidiosissimo goccino che, quando proprio non deve, sporca visibilmente i nostri pantaloni. Poi in alcuni casi urinare può diventare un incubo, con un getto talmente lento che ci chiediamo “questa volta c’è la farò?”. Il problema è ben sentito e in TV si ascoltano pubblicità che ci mi dovrebbero sensibilizzare quando in realtà sono ben conscio di quanto mi accade. Quando poi in TV propongono un prodotto miracoloso, che mi farebbe tornare in armonia con mia moglie e in generale con la vita, si instaura un cortocircuito: diventa inutile parlarne con un medico, corro in farmacia e con disappunto mi danno un “integratore alimentare” …. “ma allora non è una medicina”, penso…. Io lo prendo speranzoso ma alla fine… niente, non funziona. Chiedo ai miei amici, nessun sembra avere lo stesso problema, mi sento solo (anche se poi confesseranno e mi troverò in buona compagnia). Torno in farmacia e mi vengono proposte altre e innumerevoli terapie. Spendo un capitale ma alla delusione si aggiunge la frustrazione. Alla fine mi rivolgo al mio Medico e scopro che gli integratori alimentari non contengono veri e proprio farmaci ma principi il cui presupposto di funzionamento si perde nella notte dei tempi; in effetti gli integratori e i loro principi non sono supportati da società scientifiche proprio perché gli studi che ne dimostrano l’efficacia non raggiungono una evidenza sufficiente per essere presi in considerazione. A questo punto il mio Medico, che prima di essere tale è un amico da una vita, tira fuori da internet le linee guida di alcune società scientifiche urologiche. Sicuramente non ho la sua competenza ma quando leggiamo insieme che integratori e dintorni non funzionano mi sento già meglio… non sono io il problema. Mi prescrive alcuni accertamenti, mi visita (ahimè) e in attesa di eseguirli mi dà una terapia e mi avverte: “Stai attento, gli alfa litici funzionano ma potrebbero farti sentire stanco, abbassandoti la pressione” poi sibillino aggiunge “potresti non eiaculare durante la terapia”. Dopo un momento di trasalimento mi decido e con la sua ricetta vado in farmacia. Beh non voglio tenervi sulle spine ma dopo 3 giorni di terapia mi sembrava di essere rinato…la prima minzione del mattino era diventata, non dico quella di vent’anni fa, ma almeno non dovevo aspettare più un quarto d’ora per iniziare! Faccio gli accertamenti e torno dal Medico. E’ già passato un mese ma la mappa dei bagni purtroppo la devo sempre portare con me…prima di entrare nella sua stanza penso: “Stavolta mi fa operare”. Invece con mia sorpresa, dopo aver rimuginato sui referti e sui miei sintomi, si sofferma un attimo con qualche domanda sulla mia attività sessuale. Io sono preso alla sprovvista, un po’ mi vergogno, confesso “l’eiaculazione si è ridotta, niente di tragico, per il resto, me la cavo come prima”. A questo punto mi chiede come percepisco il mio modo di urinare e allora io mi avvicino alla finestra dello studio e gli comincio ad elencare i bagni sulla via sottostante. Si mette a ridere e mi dice laconico “capisco” e aggiunge “possiamo aggiungere un altro tipo di medicina”. Ancora una volta mi mette in guardia dagli effetti collaterali e mi spiega che esistono 2 categorie di farmaci, gli inibitori dello stimolo ad urinare (anti colinergici o beta adrenergici) e i farmaci che riducono “l’ingombro” causato dalla prostata (inibitori della 5 alfa reduttasi). Lo ammetto non ho nessun effetto collaterale, prima mi aggiunge un anticolinergico e poi un inibitore della 5 alfa reduttasi. Dopo qualche mese, dopo aver ripetuto alcuni esami, inclusa una ecografia dell’addome torno da lui. Ci guardiamo negli occhi. Io intuisco che lui capisce… lo ringrazio… finalmente ho una qualità di vita accettabile. Alla fine mi congeda con la seguente raccomandazione: “continua la terapia, ci rivediamo se hai qualche problema e per gli auguri di Natale”. Ride e chiama il prossimo paziente.

CAPITOLO 2 La terapia chirurgica, quando

Beh ricordo ancora alcuni anni fa quando mia moglie mi disse perentoria “vai dall’urologo! Ho sentito in TV un professore che potrebbe risolvere i tuoi problemi”. Di fatto di problemi non mi sentivo di averne ma mia moglie incalzava “seconde me alla tua età alla prostata ingrossata e ti devi curare”. Come dire di no alla propria compagna di vita alla soglia dei 60 anni. Mi decido e fisso un appuntamento con l’urologo che seguì mio zio per un tumore alla vescica. La prima impressione non fu buona. Una persona di poche parole che passò alla visita prostatica senza spiegarmi troppo. La sentenza fu “Lei ha la prostata molto ingrossata … si deve operare o nella vita avrà grossi problemi”. Io andai a consultarmi con il mio medico di famiglia. Una persona di cui avevo e ho tutt’ora una grande stima. Lui mi disse “se dovessero essere operati tutti gli uomini con la prostata ingrossata, in ospedale non farebbero altro 24h su 24h, in più le moderne linee guida non considerano il volume della ghiandola come parametro per decidere se fare una terapia bensì quale terapia, quando serve”. Poi mi chiese: “come urini?” e io risposi che non mi sembrava di avere nessun problema specifico. Alla fine, malvolentieri, quasi costretto da mia moglie che gli agitava davanti il foglio del professore, mi prescrisse un controllo ecografico, l’es urine e alcuni esami del sangue, incluso il PSA. Io, altrettanto malvolentieri, mi sottoposi all’ecografia e ai vari prelievi. Quando mia moglie ritirò gli esami, mi telefonò e trionfante mi disse “il professore aveva ragione, l’ecografia dimostra un adenoma, tu hai un problema caro”. Confesso che la parola “oma” risuonò in modo terrificante nell’auricolare del telefonino. Presi immediatamente un altro appuntamento con il professore e mi presentai con la mia ecografia. La sentenza, come la prima volta, arrivò presto: “l’adenoma è l’ingrossamento di cui le parlavo, in più la vescica non si svuota bene” e poi, alzando il tono di voce prosegui “lei… ha il RESIDUO POSTMINZIONALE e pertanto si deve operare”. Ebbene si.. uscii dal suo studio pensando al mio terrificante “residuo postminzionale ”, al mio flusso urinario “gravemente compromesso” e alla gravi conseguenze che avrei subito. Allora, preso dallo sconforto, andai dal mio medico di famiglia per farmi preparare la richiesta di ricovero. Mi fece sedere e mi disse : “ fammi leggere per favore”. Io gli consegnai la mia documentazione e la lettera del professore. Lui sorrise e mi disse “lo sai che il residuo postminzionale, specialmente nel tuo caso che è di entità molto modesta, non vuol dire niente?” e io, ancora ricordando la gravità in viso del professore, gli risposi “ma il professore mi ha detto che sono grave!”. Diligentemente il mio medico mi fece leggere le linee guida più aggiornate e ancora una volta rimasi sorpreso. Il residuo postminzionale in effetti non era e non è una indicazione ad un intervento chirurgico alla prostata, tantomeno il flusso urinario. Da allora decisi di fare a meno del professore e dei preziosi consigli di mia moglie a riguardo. Il mio Medico mi ha seguito diligentemente e lentamente nel tempo qualche disturbo ad urinare in realtà l’ho sviluppato e lui mi ha somministrato prima una e poi un’altra pillola ma per 10 anni di fatto non è successo nullo di catastrofico.

CAPITOLO 3 La terapia chirurgica, come

Gli anni passano e la prostata colpisce…. Con la terapia medica prescritta dal mio Medico con alfa litico e inibitore della 5 alfa reduttasi anni fa ho avuto una buona qualità di vita per parecchio tempo ma una infezione prima e un blocco urinario acuto poi hanno lo hanno indotto a rivolgermi a uno specialista. Mi consiglia un nome, prenoto una visita. Devo attendere quasi un mese ma finalmente conosco l’Urologo. Mi visita, visiona gli esami prescritti dal mio Medico, mi chiede se il mio modo di urinare mi crea problemi e confesso che mi da molto fastidio urinare spesso e con difficoltà e poi aggiungo “sono preoccupato per quello che mi è successo recentemente, mettere il catetere e tenerlo qualche giorno non è stato un piacere”. Alla fine sentenzia: “Senta, non ci sono soluzioni alternative all’intervento chirurgico per risolvere il suo problema”. Io me lo aspettavo e gli chiedo come sarà il mio intervento. Lui mi spiega che mi avrebbe fatto una procedura dall’interno “endoscopica” attraverso il pene “l’uretra” con uno strumento che letteralmente avrebbe tagliato con la corrente elettrica a fettine la mia prostata. Poi si dilunga sulle conseguenze, la perdita dell’eiaculazione, e i rischi dell’intervento chirurgico. Esco dallo studio convinto che risolverò il mio problema e della serietà del Professionista che mi avrebbe operato e seguito. Arrivo a casa e trovo mio figlio e mia moglie con il volto contrito ad aspettarmi. Hanno appena consultato internet, mi chiedono della visita. Dopo aver letto lo scritto dello Specialista, mio figlio, con il volto più sereno, ormai convinto che non ho un tumore in fase terminale, tira fuori una decina di fogli a4 appena stampati dalla rete che dimostrano come con il laser si risolve tutto in un paio di giorni e poi trionfante mi dice “Ti ho appena fissato una visita con un professore che opera con il laser”. Cerco di spiegargli che mi fido dello Specialista ma mio figlio, assistito da mia moglie, non vuole sentire altre parole che “LASER”. Pur costretto vado a fare la visita programmata con la speranza che mi sia proposto qualcosa di meno rischioso dell’intervento tradizionale. Il professore, appena entra, guarda rapidamente la mia documentazione, lo scritto del primo Specialista, e alimenta le mie speranze spiegandomi che l’intervento tradizionale è ormai superato, è rischioso mentre con il laser non subirò alcuna conseguenza e il rischio di complicazioni è trascurabile. Vado subito dal mio Medico per avere il foglio di ricovero. Lui legge tutto attentamente, riflette e mi chiede “Tu cosa ne pensi se domani ti dicessi che la banca ti fa un prestito ma non vuole interessi?”. Rimango interdetto ma rispondo subito: “che mi stanno truffando” e quindi mi dice “pensare che esista un intervento senza rischi è esattamente la stessa cosa”. A questo punto stampa da internet il consenso informato pubblicato da società scientifiche dell’intervento tradizionale, che scopro chiamarsi “TURP”, e dell’intervento con il laser “Holep”. Leggo e non vedo grandi differenze. Poi mi consegna le linee guida della società europea di urologia e scopro che in effetti la TURP rappresenta ancora oggi il gold standard della terapia chirurgica dell’ipertrofia prostatica. Infine aggiunge “il buon senso cosa ti dice?” e io che ormai ho capito rispondo “Penso sia logico fidarmi di un serio professionista che mi propone la procedura gold standard spiegandone costi e benefici”.