Con buona pace della medicina basata sull’evidenza

Con buona pace della medicina basata sull’evidenza, delle linee guida e dell’etica professionale.

Tutti noi sentiamo frequentemente parlare di linee guida, di “evidence based medicine” e cio’ non solo in sede congressuale ma anche nel dialogo quotidiano con i colleghi e con le nostre direzioni sanitarie.
Purtroppo non tutti sanno cos’e’ una linea guida, molti non l’hanno nemmeno letta,altri si guardano bene dall’attenervisi.
Una linea guida non e’ la Bibbia ma semplicemente l’opinione della comunità scientifica su uno specifico argomento, in un determinato momento temporale e contesto sociale ed organizzativo.Tale strumento dovrebbe costituire un ausilio per ciascun medico in quanto le linee guida vengono redatte dalle societa’ scientifiche tenendo conto innanzitutto dei piu’ rilevanti dati che attestino la evidenza scientifica di qualsiasi atto diagnostico o terapeutico.
Nonostante tali premesse, talvolta ci troviamo di fronte a comportamenti clinici che prescindono da tutto cio’ ed un esempio tipico del fenomeno e’ rappresentato dalla terapia ormonale prescritta ad alcuni pazienti il giorno successivo alla diagnosi di neoplasia prostatica.
Per dare una misura di tale fenomeno,su 46 pazienti presentatisi alla osservazione del nostro ambulatorio per una seconda opinione negli ultimi 16 mesi , abbiamo registrato che a ben 23 (50%) era stata proposta una terapia del genere.
Se questo fosse dovuto a semplice carenza di aggiornamento culturale, la cosa non sarebbe cosi’ preoccupante. Molto frequentemente purtroppo la manipolazione ormonale viene usata come un tranquillante in attesa dell’intervento chirurgico.
Dire al paziente di non proccuparsi perche’ “intanto addormentiamo la malattia” ed avvalorare tale affermazione con la dimostrazione che il PSA si e’ nettamente ridotto, potrebbe significare: mentire sapendo di mentire.
“Ut aliquid fieri videatur” avrebbero detto i nostri predecessori: acciocché appaia che qualcosa si stia facendo…..!
A parte le violazioni deontologiche ed i non indifferenti oneri per la comunità di una terapia inutile, ricordo che chi si comporta in tal modo, si espone al rischio di essere accusato di pesanti illegalità.
I suddetti farmaci infatti non hanno tra le indicazioni il controllo dell’ansia o il supporto a problemi organizzativi di questo primario o di quel direttore d’istituto.
Dal momento che, purtroppo, gli Ordini dei Medici sono più sensibili alle dimensioni dei caratteri delle targhe dei nostri ambulatori piuttosto che a problematiche così importanti, credo le Società scientifiche, per prima la nostra, dovrebbero prendere posizione e suggerire il da farsi.
Ogni volta che sollevo pubblicamente la problematica, ricevo consensi e, come occorso pochi giorni orsono al nostro congresso nazionale, caldi applausi.
Purtroppo il fenomeno non tende a ridursi, con buona pace della medicina basata sull’evidenza, delle linee guida e dell’etica professionale.

Pierpaolo Graziotti