Disfunzione erettile: perchè parlarne con il proprio medico di famiglia?

Disfunzione erettile: perchè parlarne con il proprio medico di famiglia?

di Gaetano Grasso Macola

 

La Disfunzione Erettile (DE), fino ad alcuni anni fa descritta con il termine “Impotenza” è una patologia notevolmente diffusa, che interessa alcune centinaia di milioni di uomini nel mondo e circa 3.200.000 italiani. Viene definita : “ significativa e ricorrente inabilità ad ottenere/mantenere l’erezione, fino al termine del rapporto sessuale”.

E’ un disturbo in costante aumento, fondamentalmente per tre motivi:

–        Perchè è strettamente correlato all’avanzare dell’età e tutti sappiamo che l’aspettativa di vita aumenta in modo continuo;

–        Perchè è molto frequentemente collegata a fattori psicologici, come ansia, stress, depressione e le abitudini di vita, sopratutto nei paesi occidentali, portano molto facilmente a soffrire di questi disturbi;

–        Infine perchè si trova la forza di parlarne ed il merito e molto spesso delle donne! Infatti, fino a non molti anni fa, per un uomo, parlare con il proprio medico di questi argomenti era molto difficile e spesso si preferiva evitare di affrontare il problema. Invece, soprattutto negli ultimi anni, si è assistito ad un’importante spinta da parte delle compagne di questi pazienti a far sì che si decidessero ad affrontare l’argomento e si rivolgessero al medico. E’ abbastanza frequente osservare come le signore accompagnino i propri compagni in occasione delle visite e che spesso intervengano nel focalizzare i problemi, che all’inizio vengono descritti dal partner, per un senso d’imbarazzo o di vergogna, in termini riduttivi.

E’ un problema notevolmente rilevante, anche in termini economici, visto che, a livello mondiale, il solo mercato dei farmaci contro la DE vale 5,5 miliardi di dollari l’anno ed in Italia, si spendono circa 265 milioni di euro all’anno, per curarla. Inoltre, come è facile immaginare, la DE ha un notevole impatto negativo sulla qualità della vita, che è diventato un fattore sempre più importante nella valutazione che le varie patologie hanno sul modo di percepire l’importanza di quel determinato problema, da parte dei pazienti.

Tra i fattori di rischio, dato comune a tutti gli studi è l’aumento dell’incidenza della DE, con l’aumentare dell’età, anche negli uomini sani, in cui sembra più il risultato di effetti fisiologici dell’invecchiamento, piuttosto che una specifica malattia organica. Vi è da aggiungere comunque che sebbene la probabilità di DE aumenti con il passare degli anni, questa non è una conseguenza inevitabile. Infatti facendo un paragone con l’attività sportiva, se la persona è sana e non presenta controindicazioni, il proseguire a fare sport, anche nella terza età, è senz’altro consigliabile; l’importante è non interrompere l’attività, perché le caratteristiche fisiologiche dei processi d’invecchiamento, renderebbero l’eventuale ripresa di qualsiasi attività sportiva, estremamente pericolosa. Altrettanto si può dire per l’attività sessuale. L’erezione subisce, con il passare del tempo, modificazioni pressochè fisiologiche, come un maggior tempo necessario, per ottenerla o un periodo refrattario (l’intervallo che intercorre tra un orgasmo e la possibilità di raggiungere un’altra erezione) di maggiore durata ma comunque può essere ottenuta anche in età avanzata.

Altri fattori di rischio sono gli stili di vita sbagliati, che influenzano negativamente I processi che portano all’erezione: il fumo di sigaretta, l’uso di droghe, gli eccessi alcoolici (ricordiamo che l’alcool, assunto in giuste dosi è, invece, salutare e benefico, non solo perché contribuisce a rendere l’umore più positivo ma anche perché è un grande aiuto sia per il cuore sia per l’apparato circolatorio), la sedentarietà e l’obesità, sono tutti fattori predisponenti, a tutte le età, per la DE. Oltre a questi, molte patologie croniche, come l’ipertensione, il diabete, l’ipertrofia prostatica, le cardiopatie, le patologie vascolari, le nefropatie e le patologie del fegato, sono correlate alla DE ed anche molti farmaci, alcuni di questi, utilizzati per curare proprio queste patologie, possono avere influssi negativi sull’erezione.

Come abbiamo visto, le cause possono essere tante, spesso non è una sola ma più fattori che si sommano. A volte, però, può non essere importante arrivare necessariamente a una definizione causale ma è utile ricordare come il solo indagare questa costellazione di possibili cause, consente talvolta di intervenire sui fattori di rischio modificabili e approfondire patologie, con ripercussioni generali, che il medico di famiglia si trova quotidianamente ad affrontare.

A questo punto, perchè un paziente con DE dovrebbe parlarne con il proprio medico di famiglia? Per una serie di motivi, tutti molto validi; innanzitutto per il fatto che, portare alla luce un problema erettivo, può essere la spia per far emergere patologie gravi e potenzialmente pericolose per la vita del nostro paziente. Numerosi studi hanno dimostrato la correlazione con le cardiopatie ischemiche (il 50% degli uomini con cardiopatia ischemica, soffre di DE) ma il dato più importante è che i disturbi erettili possono precedere di oltre 3 anni l’insorgenza di un evento coronarico acuto come l’infarto o l’angina, quindi la DE può, a buon diritto, essere considerata una spia che può permettere di indagare e quindi evitare eventi cardiovascolari potenzialmente mortali. Inoltre anche le altre patologie correlabili con la DE, se diagnosticate in modo più precoce, non solo hanno una probabilità di essere curate con maggiore efficacia ma permettono di affrontare I disturbi dell’erezione con possibilità di successo molto superiori. Oltre a questi argomenti è opportune ricordare che la DE è una patologia unica nel suo genere, in quanto i suoi effetti negativi, sulla qualità di vita, colpiscono non solo il paziente affetto, che vede colpita la propria identità virile, ma anche, e spesso in misura maggiore, la partner, colpita nella propria identità seduttiva che viene spesso vissuta con un senso di colpa. Questo, sopratutto nelle coppie di età più giovane, rischia di portare, quasi inevitabilmente a situazioni di disagio se non addirittura di conflitto. Da ultimo ma forse motivo di maggiore importanza, la DE è un sintomo, oggi, virtualmente curabile praticamente nel 100% dei casi.

Infatti già modificare gli erroneii stili di vita, diagnosticare e trattare con terapie adeguate, le copatologie corresponsabili, è stato dimostrato essere sufficiente a migliorare la “performance” sessuale; oltre a ciò, ormai da più di 15 anni, sono disponibili in commercio farmaci orali (gli inibitori della Fosfodiesterasi 5), in grado di trattare e risolvere una gran parte dei casi di DE. Con formulazioni farmacologiche e tempi di azione differenti, trai i vari farmaci di questa classe, è possibile personalizzare il trattamento per ciascun paziente, che deve solo ricordare  che nessuno di questi farmaci può indurre l’erezione, in assenza di un adeguato stimolo erotico e di non trarre conclusioni affrettate, nel caso i primi tentativi di rapporto sessuale assistito dal farmaco, non avessero successo; infatti è stato dimostrato che le prime somministrazioni sono di norma accompagnate da una condizione di ansia legata al timore di effetti collaterali e all’attesa degli effetti clinici, da parte di entrambi i partner. Solo con le successive assunzioni la coppia ritroverà la spontaneità necessaria per un’efficacia piena del farmaco, per cui è stato dimostrato che solo dopo l’ottava assunzione si possono trarre conclusioni veritiere. In questo percorso il paziente dovrà essere seguito dal medico di famiglia con un opera di “counselling”, che significa un supporto costante che il medico assicura al paziente durante il trattamento.  Le sue finalità sono: ottimizzare i risultati della terapia (verificare che il pz. la pratichi in modo corretto: tempi, rapporti con i pasti o gli alcolici), aumentare o ridurre, al bisogno, il dosaggio (un dosaggio errato è la più frequente causa di abbandono della terapia); verificare il corretto intervento sui fattori di rischio modificabili; coinvolgere la partner; in una parola, ridurre la percentuale di pazienti che abbandonano la terapia, che è molto alta in assenza di counselling).

Nel caso d’insuccesso della terapia orale, vi sono poi terapie cosidette di secondo livello, di solito affidate agli specialisti (andrologo, psicologo, psicosessuologo), come creme a base di vasodilatatori, da iniettare nell’uretra maschile, sedute di psicoterapia, individuale o, meglio, di coppia; da ultimo, nei casi in cui tutte le terapie precedenti non abbiano dato i risultati sperati o, sopratutto nei casi dovuti ad interventi chirurgici demolitivi a livello del bacino, c’è l’opzione chirurgica, che può risolvere definitivamente il problema.

Pertanto, dopo che per troppi decenni, i disturbi dell’erezione sono rimasti confinati all’interno delle mura domestiche, grazie anche all’azione di alcuni pionieri, come Alfred Kinsey, che nel 1948, cominciò ad affrontare pubblicamente il problema, presentando il primo dei suoi rapporti sul comportamento sessuale maschile, piano piano l’Andrologia è cresciuta come una branca dell’Urologia, gli studi anatomo-fisio-neurologici, hanno permesso di spiegare la fisiologia e le varie patologie erettili ed ora l’abitudine ad affrontare questi sintomi e, come precedentemente spiegato, in maggior parte risolverli, sta diventando una pratica sempre più frequente, contribuendo a ridare ad un sempre maggior numero di coppie, il piacere di una vita sessuale felice ed appagante.