I Cani nella identificazione del cancro della prostata

E’ stato pubblicato sul numero di Aprile 2015 di Journal of Urology (vedi gli estremi a piè pagina), una delle più prestigiose riviste scientifiche urologiche del mondo, un articolo sulla capacità, da parte di cani opportunamente addestrati, di individuare pazienti affetti da cancro della prostata, annusando le loro urine.
Il lavoro che come primo nome ha quello di un mio ex collaboratore Gialuigi Taverna, è stato realizzato su materiale biologico di pazienti dell’Istituto Clinico Humanitas di Rozzano, grazie alla collaborazione del Centro veterinario del Ministero della Difesa con sede a Grosseto.
Dal momento che sono uno degli autori della pubblicazione, ho preferito presentare, sul mio sito, il lavoro attraverso i commenti formulati sulla notissima rivista Nature Reviews Urology da Louise Stone, in modo da evitare qualsiasi rischio di pregiudizio ipotizzabile dal mio coinvolgimento nella realizzazione dello studio.
Riporto testualmente la traduzione del suddetto articolo.

FIUTANDO IL CANCRO DELLA PROSTATA
Come riportato in una recente pubblicazione apparsa su Journal of Urology, cani accuratamente addestrati, sono in grado di individuare soggetti con neoplasia prostatica, grazie al riconoscimento di sostanze volatili nei campioni di urina di tali pazienti.
Due esemplari di sesso femminile di pastore tedesco di circa 3 anni, abitualmente utilizzati per riconoscere sostanze esplosive, grazie ad uno specifico training condotto dai loro addestratori, sono state istruite a segnalare la presenza dei suddetti composti volatili.
Nello studio sono stati presi in considerazione un totale di 902 campioni di urina.
Nel gruppo di controllo erano stati raccolti 50 campioni di urina di donne sane e non gravide, 70 di donne affette da varie patologie, sia neoplastiche che non, quali disordini neurologici o metabolici. Sempre del gruppo di controllo, facevano parte 60 maschi in età compresa tra i 18 e 25 anni senza storia di famigliarità per neoplasia prostatica oltre che 240 maschi di età maggiore di 45 anni con un PSA <1ng/ml o un PSA stabile <2.5 ng/ml e diagnosi di patologia urologica o sistemica; 40 altri soggetti inoltre erano stati sottoposti a TURP (resezione transuretrale della prostata per ipertrofia) ed avevano un PSA <2.5 ng/ml.. Infine facevano parte dello stesso gruppo 78 pazienti con patologia uro-oncologica non prostatica. Nel gruppo di pazienti affetti da neoplasia prostatica vi erano 362 soggetti,29 dei quali con malattia metastatica in terapia ormonale per progressione biochimica ed 11 con malattia neoplastica sincrona alla forma prostatica ma di altra natura. 180 erano i pazienti sottoposti a prostatectomia radicale,120 quelli in progressione biochimica con PSA> 2.5ng/ml e 22 pazienti in sorveglianza attiva per malattia a basso rischio o reclutati incidentalmente dopo TURP il cui istologico aveva dimostrato la presenza di neoplasia.
Le urine sono state raccolte spontaneamente da ciascun paziente e, per ogni gruppo, esaminate alla cieca da ambedue gli animali. Successivamente sono stati calcolati sensibilità, specificità e valori diagnostico predittivi positivi e negativi per ogni cane.
IL primo cane ha dimostrato una sensibilità del 100% ed una specificità del 98%, il secondo una specificità del 98.6% ed una sensibilità del 97.6% che equivalgono ad una elevatissima accuratezza nell’identificazione di chi è affetto da malattia così come di escludere chi non è malato.
Non è stata osservata alcuna riduzione di affidabilità degli animali dipendente da volume o gravità della malattia così come da un eventuale suo trattamento farmacologico o dalla presenza di altra neoplasia.
Studi precedenti avevano dimostrato una eterogenicità relativa alle affidabilità di differenti animali nel riconoscere o escludere la malattia. Nello studio in oggetto viceversa, il rigoroso training al quale erano stati sottoposti i cani, ha consentito di garantire una sensibilità ed una specificità nella esclusione o nella identificazione delle sostanze volatili prodotte dal metabolismo della malattia ed identificabili nelle urine, in una altissima percentuale dei casi.
Tale metodica può avere la possibilità di offrire una alternativa non invasiva al dosaggio del PSA associato alla biopsia della ghiandola, nella diagnosi della neoplasia prostatica.
Credo che questa ultima affermazione,che io ho riportato in grassetto, non abbia bisogno di commento che lascerei alle parole di R.R.Bahnson, usate nell’editoriale che ha accompagnato la pubblicazione dell’articolo, che ha testualmente scritto :”La indipendenza del volume e della aggressività della neoplasia dalla identificabilità olfattiva degli animali è un dato sorprendente e straordinario. In merito a ciò, l’odore percepito potrebbe essere quello della malignità ed i cani, confermarsi così, i migliori amici dell’uomo.